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MONOGRAPHIE

Essere, Apparire e Interpretare. Saggio sul pensiero di Duhem (1861-1916)

  • Pages : 286
  • Collection : Epistemologia
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  • Support : Document imprimé
  • Edition : Original
  • Ville : Milano
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  • ISBN : 88-464-7112-1
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  • Date de création : 04-01-2011
  • Dernière mise à jour : 26-04-2015

Résumé :

Allemand

A cent'anni dalla pubblicazione del suo capolavoro di filosofia della scienza, La théorie physique: son objet et sa structure (1906), Duhem, fisico teorico, storico e filosofo della scienza, avversario del mecanicismo e pioniere della termodinamica, non è più destinato a svolgere quel ruolo di oublié al quale egli stesso riteneva di essere condannato per sempre. Ormai si può ben sostenere che le sue idee rappresentano un termine di riferimento essenziale nella filosofia della scienza del Novecento dominata dal Neopositivismo logico a partire dagli anni '20, dalla filosofia della scienza di Karl Popper e successivamente dalla "New philosophy of science". Essere, apparire e interpretare. Saggio sul pensiero di Duhem vuole offrire una ricostruzione delle tesi fondamentali dell'epistemologia dello scienziato francese. Tali tesi si situano all'interno di un contesto culturale che è dominato dalla dottrina del convenzionalismo, di cui è rappresentativa la concezione moderata del matematico e fisico Henri Poincaré. L'autrice del volume in discussione, che al convenzionalismo ha peraltro dedicato un'ampia disamina nel volume Convenzione e razionalità scientifica in Henri Poincaré, del 1997, mentre colloca la riflessione di Duhem in tale milieu culturale riesce tuttavia a porre in risalto significative divergenze fra Duhem e la dottrina di Poincaré, contribuendo così a correggere in sede storiografica valutazioni poco adeguate del pensiero duhemiano. Nel volume Essere, apparire e interpretare la dottrina duhemiana, succube di un retaggio storiograficho che la definisce nei termini del convenzionalismo e dello strumentalismo, è interpretata nei termini di una forma di realismo non dogmatico. Secondo questa dottrina la teoria fisica infatti – com'è mostrato nel secondo capitolo del volume – è una rappresentazione, anzi una classificazione (e non una spiegazione) che al tempo stesso ha il potere di rivelare l'ordine ontologico del mondo. Si mette così a fuoco una duplice esigenza del pensiero duhemiano: la difesa della tesi secondo cui la scienza mira a salvare le apparenze e al tempo stesso la difesa della teoria come riflesso di un ordine ontologico. Ma "si tratta di pronunciamenti inconciliabili all'interno della posizione critica di Duhem?" (p. 102). E' questa la domanda alla quale nel volume in discussione si cerca di dare una risposta attraverso l'analisi di questioni che assumeranno grande rilievo anche nell'epistemologia successiva. Il capitolo terzo del saggio è perciò dedicato alla tesi, che nella new philosophy of science è difesa da Norwood Russel Hanson, secondo cui il fatto scientifico o meglio l'esperienza di fisica è un'interpretazione teorica. L'affermazione di tale tesi prelude sia all'ammissione del pluralismo teorico, sia alla tesi olista. E'importante notare che nel corso del Novecento le tesi di Duhem sono state intese come una forma di scetticismo e come negazione del potere falsificante dell'esperimento di fisica. Ora è altrettanto importante vedere che la lettura proposta in questo saggio, appellandosi all'autorità dei testi dello scienziato francese, non è in accordo con tale esegesi. La filosofia della scienza di Duhem – sii sostiene infatti – non indulge allo scetticismo. Le esegesi scettiche sono insostenibili. Non deve a tale riguardo fuorviare a tale riguardo la critica, utilizzata sovente per caratterizzare la speculazione di Duhem, dell'experimentum crucis. Nei capitoli dedicati alla discussione della tesi olista si sostiene che tale critica, pur sottolineando la complessità del controllo empirico delle teorie, non intende condurre alla negazione del momento falsificante della scienza, motore di progresso. Duhem infatti ricorre al potere dirimente dell'esprit de finesse che non consente di rinunciare, seppure in virtù di un atto intuitivo, alla falsificazione di un'ipotesi singola all'interno di un insieme teorico. All'autrice sta particolarmente a cuore, infatti, non contrapporre la dottrina di Duhem, soprattutto a causa della tesi olista, ai sostenitori di quel falsificazionismo che viene affermato ad esempio da Popper, in funzione della difesa dell'approssimazione della scienza al reale, quindi in difesa del realismo scientifico. La dottrina di Duhem, pur nella consapevolezza della non perfetta adaequatio intellectus et rei, come si osserva nelle note conclusive di Essere, apparire e interpretare, consente di vedere nel realismo il punto di approdo del discorso svolto nel corso degli otto capitoli del volume che danno l'idea dell'ampiezza e ricchezza di temi dell'impegno intellettuale di Duhem. E quando nel volume si parla di anomalia realista dell'epistemologia del fisico francese non s'intende sostenere l'aporeticità di quest'epistemologia dal momento che tale realismo, pur coesistendo con l'idea antirealista secondo cui le teorie sono rappresentazioni e possono essere plurime rispetto ad un medesimo fenomeno, non si pone in contraddizione, come attesta l'idea di legge di natura nel capitolo quinto, con la difesa dell'approssimazione della legge al reale. Ciò che la concezione di Duhem in fondo critica severamente, si sostiene in questo saggio, è quella moderna immagine meccanicistica della scienza che il teorico della termodinamica vedeva come una forma di realismo metafisico. Non è un caso che il capitolo primo del volume sia stato dedicato alla critica del meccanicismo, che dal fisico francese è stata ben definita ne L'évolution de la mécanique, del 1903. Come anche in altri capitoli, qui si fornisce una prova dell'importanza che nella riflessione di Duhem riveste la storia della scienza. M. F.

 

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